Nutriscore

La possibilità di leggere tutti gli ingredienti o la composizione dei cibi che troviamo al supermercato è ormai scontata, anche se nella maggior parte dei casi è difficile capire quale sia lo yogurt o la salsa al pomodoro migliore fra tutte: quanti grammi di proteine devono esserci rispetto al livello di glucosio? E i grassi?

Per risolvere questo problema in Francia è stato adottato un rimedio molto particolare, chiamato “Nutriscore”, che consente di comprendere in pochissimo tempo quale prodotto sia il migliore per la salute tra i tanti. L’introduzione è avvenuta a seguito del regolamento n. 1169/2011 dell’UE, il quale imponeva agli Stati membri di trovare delle soluzioni per rendere più visibile la composizione del cibo sulle etichette. L’idea francese è la seguente: ad ogni prodotto viene assegnata una lettera dalla A (migliore) alle E (peggiore) sulla base del rapporto tra i nutrienti in 100g dello stesso. Di conseguenza posso subito capire quale yogurt sia più salutare di altri, anche se non sono in grado di interpretare la loro composizione chimica.

Nonostante sembri molto utile, in realtà questo strumento è andato incontro a diverse critiche nel corso del tempo. La prima è che non su tutti i prodotti è applicato il Nutriscore: Infatti, la procedura che consente l’assegnazione del punteggio prevede la registrazione volontaria del bene su una piattaforma online. Di conseguenza è l’impresa a decidere se aderire o meno.

In secondo luogo, i criteri impiegati non variano da prodotto a prodotto, ma sono assoluti. Questo significa che posso confrontare le uova con un pacco di fette biscottate, cosa abbastanza inutile. Inoltre alcuni alimenti, proprio perché i criteri sono generali, non potranno mai andare oltre una determinata soglia. Ad esempio, l’olio di oliva “migliore” non potrà mai andare oltre il punteggio C. Situazione analoga per il vino. Per un consumatore inesperto, ciò potrebbe indurre a credere che tutte quelle tipologie di prodotti facciano male, incidendo sulle vendite. Proprio per questo motivo, per evitare conclusioni affrettate è necessario conoscere quali sono i punteggi massimi di ogni alimento. Il risultato è che il fine iniziale di rendere più celere il riconoscimento della qualità di un prodotto piuttosto che un altro è risultato fallimentare.

In ragione di ciò, molti imprenditori hanno richiesto di cambiare la quantità di prodotto analizzata sulla base dell’alimento di riferimento : è inverosimile calcolare il nutriscore su 100g di olio d’oliva dato che non sarà mai la quantità davvero consumata da ogni persona, mentre magari per il latte si.

La vera domanda è: cosa pensano i consumatori del nutriscore? Si è rivelato utile? Secondo un sondaggio della Santé Publique France, il 57% dei francesi ha cambiato le proprie abitudini di acquisto a seguito dell’introduzione dello stesso. Inoltre, i prodotti con valori tra A e B hanno visto crescere le loro vendite (rispettivamente di 1,1% e 0,8%).

Molti paesi europei hanno deciso di adottare lo stesso metodo: anche l’Italia prenderà la stessa direzione?