I poteri dei Social Network

Nell’ultimo ventennio, i Social Network sono entrati nel nostro quotidiano soppiantando un vecchio modo di comunicare, principalmente legato all’uso tradizionale delle telefonate e della corrispondenza cartacea. Questi potenti strumenti hanno permesso di cambiare completamente il nostro modo di rapportarci con gli altri e di pensare. Al contrario di mezzi di comunicazione come televisione e radio, i social network consentono un’interazione con il destinatario, il quale non risulta più solamente un ascoltatore passivo ma prende parte ad una vera e propria comunità.

Sono numerosi i vantaggi che la diffusione di questi strumenti di comunicazione ha portato. Una delle principali motivazioni è rappresentata dalla tempestività comunicativa, si ha infatti accesso alle informazioni in qualsiasi parte del mondo ci si trovi e nella maniera più immediata più possibile. Siamo costantemente informati su fatti di cronaca, e aggiornamenti culturali. Ciò ha permesso la nascita di nuove figure lavorative come il social media manager e gli influencer, i primi infatti utilizzano i secondi al fine di sfruttare la loro visibilità per pubblicizzare nuovi brand. Anche la comunicazione politica si è adeguata cercando di sviluppare un rapporto più stretto con i propri “seguaci”, utilizzando video-live di figure politiche, che rispondono senza filtri alle domande poste in diretta.

Ma come si suol dire “non è tutto oro ciò che luccica”, oltre a tutte le nuove possibilità che i social network hanno portato con sé sono arrivati anche nuovi svantaggi. Infatti, a causa dell’esistenza di una nuova vita, tutta digitale, le persone tendono a vivere le relazioni reali in maniera molto più superficiale, basandosi più sull’aspetto che sui contenuti. I social media creano spesso una sorta di dipendenza, dalla necessità di mostrarsi costantemente attivi, al restare sempre aggiornati sulle ultime tendenze. Ma una delle principali piaghe è il cyberbullismo. L’anonimato, l’apparente distanza sociale creata dallo spazio virtuale e la protezione dello schermo, infatti, permettono al bullo di sentirsi più libero di agire con violenza e cattiveria nei confronti della vittima. In questi casi maggiormente esposti sono proprio i bambini e le persone più ingenue. Non pochi sono stati i casi di istigazione al suicidio, alla lotta armata, alla diffusione di immagini private.

Ma esattamente, cosa accade realmente quando la consapevolezza di questo stato di connessione potenzialmente illimitata entra in gioco in contesti organizzativi, politici, educativi e dell’intrattenimento?

Tra tutti gli effetti che i social hanno sulle nostre vite, non passano di certo inosservati quelli legati all’aspetto sociale e psicologico.
Nel corso degli ultimi anni si è abbassata sempre di più l’età del primo incontro con la rete ed in virtù di questo aspetto soprattutto le nuove generazioni si trovano a strutturare la loro identità e personalità intorno all’utilizzo di internet, che diventa così uno strumento fondamentale di mediazione delle loro interazioni. L’offerta sempre più ampia proposta da internet e dai social network ha comportato la diffusione di una nuova abitudine, ovvero quella di essere sempre connessi e reperibili per non sperimentare la FOMO (fear of missing out, letteralmente “paura di essere tagliati fuori”).
Ed è proprio su questa forma di ansia sociale che i nuovi social fondano sempre più consapevolmente le loro fondamenta, come nei casi di TikTok e Clubhouse.
            Clubhouse è un social network ad invito lanciato nel 2020 e, per ora, disponibile solo su iOS e iPadOS, caratterizzato da una struttura a stanze virtuali dove gli utenti possono entrare a far parte di una conversazione sugli argomenti più disparati. È diventata popolare soprattutto tra Generazione Z e Generazione Y, ossia tutti coloro che, ad oggi, hanno raggiunto e superato la maggiore età e si ritrovano ad affrontare la crisi del quarto di vita, cioè un periodo caratterizzato da ansia da prestazione professionale. Clubhouse, con il suo funzionamento ad invito, accentua molto quelli che sono i sintomi della FOMO giocando con il concetto di nicchia ristretta e di élite, poiché tra tutti quelli che vorrebbero utilizzare l’applicazione e non restare indietro con le tendenze, solo coloro che hanno ricevuto il codice da un amico possono effettivamente farlo.
Di questa situazione ne hanno approfittato subito i furbetti che, diventati membri del social, vendono i loro codici di invito con prezzi che raggiungono addirittura i €30,00, costringendo coloro che sentono l’assoluto bisogno di restare aggiornati ed entrare a far parte di questo nuovo social ad affidare i loro soldi a degli sconosciuti online, che spesso si rivelano degli scammers che forniscono codici inventati e, ovviamente, non validi per la piattaforma.

TikTok, invece, è un social network cinese lanciato nel settembre 2016, dove gli utenti possono creare brevi clip musicali di massimo 60 secondi potendo aggiungere filtri ed effetti particolari. È l’app più amata dalla Generazione Z, con un target medio che comprende ragazzi tra i 15 e i 25 anni ma, nonostante l’app sia vietata ai minori di 12 anni, tanti sono gli utenti che non raggiungono l’età limite. È proprio tra questi utenti che, purtroppo, risultano evidenti gli utilizzi al limite: cybersex, cyberbullismo e challenge troppo spesso pericolose.
La Blackout challenge è la nuova sfida che si sta diffondendo a macchia d’olio, che ha portato circa il 10% degli utenti a partecipare. Il “gioco” è semplice: bisogna stringersi una corda intorno al collo per mostrare la propria capacità di resistere il maggior tempo possibile, il tutto per fare un video che diventi virale in rete e non restare tagliati fuori da ciò che è popolare sul social. Non ci è voluto molto, purtroppo, per sentire dai notiziari le terribili conseguenze di questa sfida e non si sono fatte attendere, per fortuna, le disposizioni di blocco dell’uso dei dati degli utenti per i quali non sia accertata l’età anagrafica.

Passiamo ora dall’aspetto sociale a quello economico/politico. Due sono i casi eclatanti di questo periodo:

  • La vicenda GameStop, in cui ha avuto un ruolo fondamentale il social media Reddit;
  • Il ban degli account dell’ex presidente americano Donald J. Trump.

Procediamo con ordine.

Non molti in Italia conoscono la piattaforma Reddit, la quale, invece, fa scalpore negli States, classificandosi come terzo sito più visitato; nasce nel 2005 da un’idea di due giovani neolaureati della Virginia e, in poco tempo, conquista orde di utenti grazie alla sua struttura che lo rende un crossover tra un social network ed un forum. La condivisione dei contenuti avviene attraverso degli spazi pubblici, detti subreddit, dove gli utenti, i redditors, trattano svariati argomenti, passando dalla pubblicazione di semplici memes alla discussione di questioni più sensibili e complesse. È proprio in uno di questi subreddit che si è evoluta la questione GameStop. La più che famosa azienda videoludica americana ha riscontrato una forte crisi, dovuta al passaggio degli acquirenti sul mercato digitale, complice l’attuale situazione sanitaria che costringe le persone a casa. Arrivata quasi sull’orlo del fallimento, chiudendo centinaia di negozi in America, si è ritrovata ad essere supportata dalla community di Reddit. Partendo come semplice meme per molti, è diventato un vero e proprio movimento, spingendo migliaia di persone ad investire nelle azioni GameStop, facendole arrivare ad un picco del +1500%. Data la massiccia quantità degli investimenti, l’app di stock trading RobinHood, la quale veniva utilizzata dalla maggior parte dei redditors per la possibilità di commerciare a commissioni zero, ha deciso di introdurre forti restrizioni, fino ad arrivare al quasi totale blocco di acquisto di nuove azioni. Quindi, ricapitolando, questa storia partita da un pretesto per ridere è diventata la salvezza di una società in fallimento, una piccola o grande fortuna per gli investitori ed una possibile trama per un film che in futuro potremmo trovare nei cinema.

Il secondo caso in questione è, come detto prima, il ban permanente degli account di Donald Trump. Dopo l’assedio a Capitol Hill, avvenuto il 6 Gennaio, il presidente uscente è stato accusato di incitamento alla violenza e all’odio. Proprio per questo alcuni social, tra cui: Facebook, Twitter e Instagram hanno deciso di bloccare temporaneamente o di rimuovere del tutto gli account del presidente emerito. Per quanto tale decisione sia fondata sulla volontà di evitare che alcuni attivisti pro-Trump interpretino le parole del tycoon come un invito alla ribellione, non pochi hanno criticato i gestori dei social network, dichiarando questo provvedimento come avventato e contro il diritto di libera espressione. Parecchi hanno anche affermato che i social non dovrebbero avere questo potere decisionale su chi può esprimersi e chi no, esercitando questa loro influenza tenendo conto solo dei propri interessi personali. Se così non fosse avrebbero dovuto bannare Trump anche quando ha incitato la polizia a sparare sulle folle di protestanti del Black Lives Matter? O tutte queste critiche sono solo punti di vista dei fedelissimi sostenitori di Trump?

Come ben sappiamo l’uso dei Social network, dai primi ai più recenti, si è dimostrato un passo fondamentale per l’abbattimento delle frontiere tra Stati e si è affermato come potente mezzo di comunicazione globale oramai insostituibile.                                                          

 Soffermandoci sui recenti eventi sopra trattati, è evidente come essi vengano utilizzati non solo per fini privati, ma anche per motivi di lavoro, economici e politici. Una rete globale enorme grazie alla quale è possibile poter organizzare riunioni, manifestazioni, far veicolare notizie, senza alcun tipo di impedimento o manipolazione. Inoltre è possibile considerare i social network come una forma di democrazia partecipativa diretta, dove i cittadini che scelgono di farne uso possono esprimere la propria opinione su determinati fatti o questioni più o meno importanti.    

   È frequente purtroppo l’uso improprio di questi mezzi da parte di persone che, direttamente o indirettamente, propongono ogni giorno contenuti dal forte carattere persuasivo. In questi casi i soggetti maggiormente esposti sono i minori e le persone più influenzabili, soggetti che si possono far coinvolgere e facilmente trasportare soprattutto se chi propone questi contenuti si è affermato nel tempo come un modello da imitare. Se si pensa che tutto ciò possa avvenire in modo indiretto, ci si rende subito conto della notevole pericolosità che interessa il mondo social. Approcciarsi a questa realtà in maniera superficiale, come accaduto recentemente con la piattaforma emergente TikTok, non è mai una scelta saggia. È fondamentale che vengano forniti dei controlli sui contenuti che dovranno poi finire in rete senza dimenticarsi che queste piattaforme possono essere accedute anche dai più piccoli. L’informazione per i genitori e la tutela da parte dei social stessi devono formare la base per una maggiore sicurezza e scongiurare qualsiasi tipo di minaccia.
Il potere dei social oggi appare senza confini, capace addirittura di ribaltare le sorti di alcuni titoli del mercato azionario, portando dei risultati unici che andrebbero contro ogni tipo di previsione economica.
Si può essere favorevoli o contrari, se ne può criticare l’uso o evidenziarne gli aspetti positivi; ciò che però non può assolutamente essere fatto (ed è l’errore che puntualmente viene commesso più spesso) è snobbare i social, la loro importanza e le diverse potenzialità che derivano da questa immensa vetrina virtuale. Una buona fetta della popolazione sembra non comprendere a pieno la portata di questa rivoluzione culturale che cambierà i paradigmi economici, politici e sociali del mondo. Siamo di fronte ad un fenomeno globale ed intergenerazionale, una ‘’rivoluzione sociale ’’ in continua espansione che difficilmente potrà arrestarsi e che per questo motivo non deve mai essere presa sottogamba o addirittura ignorata. In questa fase storica, avremmo bisogno di una guida all’uso dei social, di leggi chiare e precise, magari di veri e propri corsi che guidino qualsiasi tipo di utente, dal più piccolo al più grande, alla scoperta graduale di questo mondo digitale. Solo dopo averne compreso realmente i meccanismi potremmo iniziare un reale dibattito e ad usare consapevolmente e adeguatamente questi sconfinati mezzi a nostra disposizione.