“Gentrification is class war”

Si sente spesso parlare della gentrification come un processo di trasformazione, o semplicemente come condizione necessaria per il  progresso.

Questo fenomeno, in realtà, consiste nella ri-colonizzazione degli spazi urbani da parte delle classi sociali più abbienti. Tanto è vero che, gentrification proviene da gentry, termine usato per indicare la nobiltà anglosassone.

Nella pratica cosa accade esattamente?

Possiamo dividere il fenomeno in due parti.

Durante la prima fase, anche detta gentrification dal basso, spesso accade che a compiere il primo passo sia un politico, attraverso un intervento del pubblico: crea spazi verdi nel centro urbano interessato, riqualifica alcune zone di interesse sociale.

Segue la frequentazione da parte di studenti e artisti che sono attratti dalla popolarità che quel luogo inizia a vantare.

Per non parlare dei vantaggi in termini di costi e prezzi bassi che quest’ultimi vogliono cogliere.

Quando i benestanti di altre zone notano questa prima ondata di colonizzazione, ne sono rassicurati, e a questo consegue un secondo afflusso di frequentazione e spostamenti.

Qui termina la gentrification dal basso e inizia quella dall’alto, in cui gli studenti cedono il posto a imprenditori e costruttori che iniziano a comprare lotti di terreno e immobiliaristi che terminano con la rivalutazione degli immobili.

Capiamo bene che tutto questo avviene sfruttando la povertà urbana, che non solo assiste inerme e impotente a questa “invasione”, ma si vede anche negata diritti, come quello naturale di restare nella propria casa.

Infatti, la classe operaia si vede costretta a spostarsi altrove, dato che non si può più permettere di vivere nel suo quartiere natale.

Inutile citare casi d’oltre oceano quando basta affacciarsi al vasto panorama italiano:

  • Il quartiere di Brera a Milano, prima tipicamente bohémien, ora una delle zone più ricche
  • A pochi passi da via dei Condotti a Roma, in media un immobile vale circa 750.000, la stessa strada che fino alla metà del secolo scorso era costellata da case chiuse
  • Via Chiaia a Napoli, oggi una delle strade più frequentate e agiate, prima centro di avventure sessuali per intellettuali, politici e personaggi di spicco. Coloro i quali invece non potevano permettersi quei costi, si recavano nei Quartieri Spagnoli.

La verità, quindi, è che la gentrification non cerca di promuovere un’economia sociale basata sull’inclusione, bensì sfrutta la povertà urbana per mantenere elevato il valore delle proprietà immobiliari e promuovere stili di vita e di consumo esclusivi ed escludenti.

Quello che avviene è una vera e propria ghettizzazione, alla cui base c’è la negazione di diritti e l’affermazione prepotente di disuguaglianza e marginalizzazione.