Essere l’unica persona nera nella stanza

Nadeesha Uyangoda: scrittrice, podcaster, e non solo.

Inizialmente il libro “L’unica persona nera nella stanza” era stato concepito come articolo, poi in seguito è stato ampliato e approfondito.

Nasce, spiega l’autrice in un’intervista alla fiera nazionale della piccola e media editoria Più Libri Più Liberi, da un senso di frustrazione e dalla necessità di creare spazi culturali, politici, mediatici che fossero più accessibili a soggetti razzializzati.

La stessa Nadeesha, infatti, è stata tante volte l’unica persona nera nella stanza ad ascoltare discorsi in cui questi individui, non erano considerati tali, bensì solo come oggetto del discorso.

Una delle denunce del libro è al razzismo inconsapevole:

“Pensi di tornare in Sri Lanka?”

“Com’è che parli l’italiano così bene?”

“I tuoi genitori fanno le pulizie?”

Tutte queste domande, seppur spesso sono complimenti mal espressi, altre volte sono semplicemente il risultato di stereotipi, o nel peggiore dei casi, provocazioni. Tutte, però, ci spiega l’autrice, sono comunque percepite come micro aggressioni.

Il razzismo, tuttavia, non è un episodio, bensì una struttura.

Non sono solo gli insulti razzisti allo stadio, non è solo Miss Sorriso Umbria, non è solo George Floyd.

È quel sistema in cui un crimine che viene commesso da uno straniero fa notizia solo perché commesso da uno straniero. Quel sistema in cui si è stranieri perché essere italiani bisogna guadagnarselo, richiederlo, non vederselo riconosciuto. Lo stesso sistema che normalizza insulti, abusi, brutalità, stereotipi. Lo stesso sistema che contribuisce a migliaia di morti in mare, e le giustifica pure. Il nostro sistema.

Nadeesha e il suo libro sono come un faro nella notte, la stessa che da tempo annebbia le nostre coscienze, oscura i nostri principi e compromette la nostra capacità di giudizio.