Il tempo rende lente le ore e veloci gli anni?

Che tu sia a casa o in ufficio, uno studente o un genitore, ti sei mai posto la domanda su cos’è il tempo?

Non mi riferisco a quello meteorologico, musicale, ma a quella dimensione numerica che quotidianamente affrontiamo.

Se dovessimo analizzarlo occorrerebbe procedere step-by-step. Fin da piccoli ci insegnano ad applicare il conteggio dei numeri per apprendere la lettura dell’orologio e noi siamo felicissimi di poterlo fare! Pensiamo che il tempo sia infinito e sempre a nostra disposizione, che quel piccolo oggetto sia sempre lì a svolgere un movimento agiato e statico. Successivamente cresciamo. Quando chiediamo alla nostra mamma di voler chiamare la zia d’America, lei ci comunica di aspettare ancora un po’ prima di poterla disturbare, perché dall’altra parte del globo le lancette sono posizionate diversamente. In noi accresce la confusione. Giorno dopo giorno, ci rendiamo conto che quell’oggetto che in passato guardavamo con curiosità adesso è il nostro più grande nemico. Abbiamo difficoltà nel programmarlo, aspettiamo che esso fluisca e, nell’attesa, attendiamo qualcuno che venga a salvarci, senza accettare che siamo vittime di uno stallo e che sprechiamo troppo tempo nell’ozio. Ma perche lo facciamo? Possediamo pezzi di puzzle differenti e non sappiamo più comporli, oppure perché non sappiamo come poter impiegare il tempo e nel frattempo accontentiamo chiunque?

Alle tante domande che avevamo, altrettante se ne sono aggiunte negli scorsi mesi per via delle modifiche apportate alle nostre vite dovute al Covid, per cui è ancor di più facile sentirsi in crisi vivendo schiacciati tra le innumerevoli opzioni, spesso contraddittorie. E’ arrivato il momento per fare il punto sulla situazione e trovare la giustamotivazione per riappropriarsi del proprio, preziosissimo, TEMPO.

Di seguito vi elenchiamo dei consigli da poter provare

  • L’utilizzo del metodo V.A.D, acronimo di VISIONE, AZIONE E DISCIPLINA. Analizziamole nel dettaglio
  • La visione è il primo elemento per iniziar a trovare il giusto ordine nel disordine. Almeno 3 volte all’anno concediti del tempo per pensare al tuo futuro in maniera profonda. Potresti recarti in un luogo inabituale solo tu, carta, penna e restarci fin quando tutti i tuoi dubbi negativi non si colorano e le tue domande non abbiamo una risposta. Non porre limiti ai tuoi quesiti, fa che essi siano atipici e potenti, ma soprattutto non badare al numero, ma alla qualità. Cosa vuoi da te stesso? Chi e cosa ti rende felice? Quale obiettivo ti renderebbe davvero orgoglioso?  Ciò che fai è stato deciso da altri o da te?
  • L’azione vi permette di concretizzare il vostro volere, ma se non sai esattamente dove vuoi andare (Vision) allora concediti altro tempo. Un errore molto comune è lasciarsi dominare dallo stato emotivo del momento ed agire in modo poco chiaro e razionale, senza rendersi conto che nel lungo termine si avrà l’effetto opposto ed indesiderato.
  • Ed infine, la disciplina, che grazie all’acquisizione di routine ed abitudini, ti aiuterà a gestire mente e corpo.
  • Un’altra tecnica che vogliamo mostrarvi, è la POMODORO TECHNIQUE, Inventata da Francesco Cirillo, uno sviluppatore di software che si avvalse di un timer da cucina per sopperire alla scarsa produttività in azienda. I risultati furono fin da subito visibili. Il procedimento consiste nell’impostare un timer a 25 minuti almeno per quattro volte. Ogni qualvolta suona, concedersi una piccola pausa di non più di 5 minuti. Al termine di tutto, godersi 30 minuti di pausa. Se ne avvalgono molti studenti, i quali hanno ottenuto risultati davvero sorprendenti, come: migliore gestione del tempo, studiare meglio e a tempi ridotti, meno distrazioni e di conseguenza maggiore produttività ed attenzione.
  • Parola d’ordine “pianificazione”.  Elabora una to-do-list completa e successivamente dividila, utilizzando dei colori, per priorità. Concentrati su quel 20% di attività responsabili dell’80% dei risultati. Il resto è relativo.

Dunque, saper gestire il proprio tempo è un’abilità importante da coltivare. Può aiutarti a ottenere il massimo da ogni giornata, portandoti al successo in settori come il lavoro o la scuola. Per gestirlo, devi usarlo in maniera produttiva lavorando nell’ambiente giusto e assegnando delle priorità ai vari compiti. Riduci inoltre al minimo le distrazioni spegnendo il cellulare e disattivando i social media, quando necessario; infine, attieniti a una programmazione giornaliera che ti permetta di sfruttare al massimo ogni giornata.

Il fenomeno TikTok: un focus sugli aspetti funzionali e critici del “new generation social media”

Tiktok, conosciuto inizialmente come musical.ly e come Douyin in Cina, nasce nel settembre del 2016 con una missione ben definita: ispirare la creatività e portare allegria. (www.tiktok.com/about, 2020)

L’app di intrattenimento più scaricata del momento, infatti, permette agli utenti di creare brevi clip musicali di durata variabile (dai 15 ai 60 secondi), modificare la velocità di riproduzione, aggiungere filtri ed effetti particolari ai loro video.

C’è, ovviamente, anche la possibilità di fare delle dirette video. Ed è proprio durante queste ultime che si possono acquistare, letteralmente e grazie a delle monete virtuali, emoji a pagamento: servono a dimostrare apprezzamento per il contenuto che si sta guardando ma, anche, per far guadagnare un po’ di visibilità al proprio profilo. (www.insidemarketing.it, 2020)

Un’idea semplice, ma allo stesso tempo geniale ed innovativa, che ha permesso alla piattaforma dell’azienda ByteDance, di conquistare il mercato dell’intrattenimento e il social network più popolare tra i giovanissimi. (www.stateofmind.it, 2020).

Tiktok conta oltre 100 milioni di utenti mensili attivi negli Stati Uniti, 2 miliardi di utenti a livello globale, 50 milioni di utenti statunitensi attivi al giorno (con un aumento di quasi l′800% rispetto a gennaio 2018). La sua performance mensile nel mondo supererebbe quella di Twitter (81 milioni di utenti), Pinterest (67 milioni), Snapchat (46 milioni). Ma soprattutto sta incalzando Facebook con i suoi 2,7 miliardi di utenti mensili attivi a livello globale.

A cosa è dovuto questo enorme successo? E soprattutto perché è così famosa tra i giovani?

Un punto di assoluta forza dell’app è la sua User Experience, ossia la facilità d’uso con cui è possibile interagire su Tik Tok.  Basta infatti aprire l’app, senza bisogno di registrarsi, e l’utente si ritrova catapultato nel flusso nella pagina principale della piattaforma in cui può, da subito, vedere le clip create e caricate dagli iscritti. Diverse sono le tipologie di contenuto che è possibile apprezzare sulla piattaforma:

  • Video musicali: composti da giovani che si filmano da soli mentre ballano con le hit del momento.
  • Video di animali domestici: raffiguranti gatti che danzano o cuccioli addormentati
  • Video comici: che costituiscono la maggior parte del contenuto di Tik Tok, e vede protagonisti ragazzi che recitano le scene più divertenti dei loro film preferiti.
  • Video tutorial: ossia video didattici che insegnano agli utenti qualunque cosa, da come creare uno squalo anguria a come smascherare un trucco magico.
  • Video di bellezza: realizzati da ragazze appassionate per il make-up, che mostrano le loro abilità di trucco cercando di imitare e di riprodurre le tecniche mostrate da modelle famose.
  • Video promozionali: in cui gli influencer promuovono un prodotto o un servizio alla propria utenza. (www.un-usual.it, 2020)

Ed è proprio in questa ultima categoria di video in cui si inserisce il cosiddetto “content marketing”, che consente di sponsorizzare i contenuti e inserire link cliccabili con TikTok Ads con 4 modalità differenti:

  1. Hashtag challenge, collegando un hashtag al proprio collegata a un hashtag. Un po’ come ha fatto Guess che con #InMyDenim invita gli utenti a vestire un capo della nuova linea e a filmarsi in posti interessanti 
  2. Brand takeover: video pubblicitari inseriti nella schermata iniziale in esclusiva 
  3. In-feed native video: video nativi presentati nell’area “Per te”
  4. Brand lenses: effetti personalizzati in stile Shapchat che gli utenti possono usare. (https://it.semrush.com/)

Ma è così tutto oro ciò che luccica?

Tra le critiche mosse alla piattaforma del momento, quella più rilevante riguarda la questione privacy. Milioni, infatti, sono i minori che espongono la propria immagine sul web senza alcun controllo o protezione, mostrando purtroppo spesso molti aspetti anche fisici, pur di apparire e conquistare un “successo facile”. Nonostante l’età minima per la registrazione su TikTok sia di 13 anni, e che purtroppo non esistano regole rigide per farla rispettare, l’unico filtro è la vigilanza ed il buon senso da parte dei genitori, che con il tempo cedono alle richieste dei nativi digitali, sia sotto forma di capriccio oppure per non sentirli esclusi dagli altri utilizzatori.

Ciò  potrebbe rendere TikTok un potenziale covo di persone malintenzionate, le quali registrandosi ed attivando account gratuiti ed anonimi, hanno accesso ad un notevolissimo catalogo di video di teenager e bambini che si mettono in bella mostra e che vogliono apparire per acquisire più likes e visualizzazioni possibili. Per tale ragione si rende importante e necessario, da parte dei genitori, insegnare un uso consapevole di TikTok, riportando in auge lo scopo principale per cui era nata la piattaforma: formare ed informare, attraverso attività di social education, corsi, colloqui con i figli, video, seminari, cercando di gestire il disequilibrio tra online e offline e di avvicinare il fenomeno digitale alla realtà.

Gli effetti della pandemia di Covid-19 sulle startup italiane

Gli effetti della pandemia di Covid-19 sulle startup italiane

Quasi il 60% delle startup italiane ha aumentato il personale durante l’emergenza da coronavirus, circa il 30% ha registrato anche un aumento della domanda e una crescita dei ricavi.

Durante il lockdown il sistema economico italiano ha subito un duro colpo, frenando il consumo interno e riducendo progressivamente il commercio internazionale. Secondo i dati dell’Istat, infatti, c’è stata una variazione del PIL del -8,3%, i consumi si sono ridotti del 5,1% e, ad aprile, sono stati registrati 274 mila disoccupati in più rispetto a marzo.

Più di un terzo delle aziende del paese sarebbero quindi a rischio chiusura, tra queste le più colpite sono: imprese di alloggio, ristorazione, sport e cultura.
Tra di esse troviamo anche le startup e PMI innovative che, seppur colpite, mostrano invece segnali di crescita e significativa resilienza, in controtendenza alle imprese italiane in generale.

La start-up sono imprese innovative per antonomasia, ed è stata proprio l’innovazione il salvagente di alcune di queste in piena pandemia. È stato rilevato infatti che il Covid non solo non ha avuto sempre un impatto negativo, ma ha addirittura comportato una crescita. Secondo uno studio condotto da EY e VC HUB Italia, il 58% delle start-up ha aumentato il personale, il 32% ha registrato un aumento della domanda e il 27% ha incrementato i propri ricavi. C’è inoltre forte ottimismo per circa la metà delle start-up colpite in negativo dalla pandemia, le quali ritengono di poter tornare a una situazione stabile analoga al pre-Covid nel giro di pochi mesi. Ma la propositività e la forza di questa tipologia di imprese non si manifesta solo nella loro capacità di resistenza a una situazione di crisi: moltissime start-up hanno scelto di mettersi in gioco sfruttando questo periodo drammatico come un punto di partenza. Nel primo trimestre del 2020 le start-up sono aumentate di circa 300 unità (con capitale sociale crescente) rispetto al trimestre precedente, la maggior parte con sede proprio in Lombardia.

Tuttavia nella fase iniziale della pandemia le startup hanno sofferto per via del calo della domanda ma soprattutto per la mancanza di liquidità. Una realtà così giovane è stata ampiamente in grado di fronteggiare le ostilità. Questo giovane ecosistema è riuscito a sopravvivere alla riduzione della domanda e della liquidità. Tutto ciò è stato possibile grazie a riduzioni dei salari e ricorso alla cassa integrazione. Un altro aspetto che ha aiutato le startup è stato lo smart working adesso molto di moda, un aspetto da studiare e su cui legiferare, ma già conosciuto a queste giovani realtà. Infatti, secondo l’indagine, la maggior parte non ha dovuto sostenere nessun investimento per agevolare questa nuova modalità, molte erano già dotate degli strumenti necessari.  Il 67,5% del campione esaminato ha operato in smart working senza effettuare alcun investimento e il 62,5% non ha riportato cali di produttività operando in questo modo.

Ciò che chiedono adesso le startup è un aiuto politico che consenta loro di consolidare quanto già fatto, si veda ad esempio il loro lavoro svolto in forma agile, e faccia ripartire gli investimenti per potenziare le infrastrutture tecnologiche. Le startup si sono confermate come fattori trainanti dell’economia italiane e per questo vanno sostenute e aiutate a raggiungere gli standard visibili in altri paesi. 

I punti principali degli interventi richiesti sono i seguenti:

  • Credito d’imposta per la copertura dei costi fissi e per attività di ricerca e sviluppo.
  • Emissione di prestiti “convertendo”: ogni startup o PMI innovativa che, a partire dall’avvio del lockdown, dovesse ottenere investimenti o finanziamenti da investitori in strumenti equity o quasi equity, ha diritto a un finanziamento della durata di 10 anni pari a 4 volte l’investimento ricevuto, rimborsabili o convertibili.
  • Rimborso IVA.
  • Contratti a tempo determinato per i neo-assunti.
  • Contributi a fondo perduto Covid19.
  • Moratoria dei finanziamenti: moratoria temporanea di 12 mesi per le linee di credito in essere tra startup e PMI innovative e banche.
  • Incentivazione dell’afflusso di capitale e delle acquisizioni di imprese innovative.

Poiché gli interventi da parte del governo richiedono tempo, molte imprese italiane durante il lockdown hanno dovuto trovare una veloce ed adeguata alternativa per continuare la propria attività. Se ad ottobre dello scorso anno, erano solo 600 mila ad applicare lo smart working in Italia, la forte necessità ha fatto crescere i lavoratori da remoto a, secondo stime recenti, otto milioni.

Non sono mancate però alcune difficoltà, anche le startup, a causa delle infrastrutture e alla grande richiesta di banda, hanno segnalato l’assenza di una connessione veloce (23%)e, in modo minore, problemi di coordinamento in azienda (16%).

Post lockdown le aziende si preparano già (e molte lo hanno già fatto) ad alternare smart working e lavoro in presenza. Questa modalità comporterebbe vantaggi economici legati alla minore necessità di spazio, dovuti alla riduzione dei costi fissi di affitto.

Un focus su Linkedin: aspetti e funzionalità

Se provi a cercare il tuo nome su Google sai quali possono essere i risultati? Questa è un’azione che spesso viene compiuta dai recruiter per ottenere qualche informazione in più sui candidati ed è proprio a tal proposito che Linkedin entra in scena. Questo social network, infatti, se utilizzato nel modo adeguato, permette di controllare maggiormente i risultati, al fine di presentare al meglio la propria figura professionale ed i propri interessi, ma non solo. Linkedin oltre ad essere importante dal punto di vista del candidato, lo è anche dal punto di vista delle aziende, le quali possono sfruttarlo per ottenere maggiore visibilità e migliorare la concezione del proprio brand tra gli altri.

E’ possibile individuare, quindi, principalmente due tipi di profili: personali e aziendali; e lo scopo della piattaforma è proprio quello di permettere a questi di entrare in contatto, aggiungendosi a vicenda nella propria rete di contatti, per istituire quello che tecnicamente è definito collegamento. Ci sono diversi gradi di collegamento e la differenza tra questi sta nel modo in cui è possibile interagire. Nel dettaglio:

  • Collegamento di 1° grado: è relativo a tutti quei contatti con cui si ha un collegamento diretto, ossia quei contatti che hanno accettato o per i quali si è accettata la richiesta;
  • Collegamento di 2° grado: sono i profili con cui i propri collegamenti di 1° grado hanno a loro volta un collegamento di 1° grado. In questo caso è possibile inviare loro una richiesta di collegamento al fine di trasformarlo in un collegamento diretto;
  • Collegamento di 3° grado: il tipo di interazione possibile dipende da quanto stabilito dal profilo del soggetto, in base al quale è possibile o effettuare direttamente una richiesta di collegamento o inviare esclusivamente un messaggio InMail (servizio di messaggistica offerto da Linkedin), in cui potersi presentare ed eventualmente far seguire, allo scambio di messaggi, una richiesta.

I collegamenti di un profilo hanno, a differenza di altri social network, una rilevante importanza. Sono, infatti, rappresentativi delle relazioni strette durante la propria carriera, con le quali è possibile rimanere in contatto, e rappresentano i nuovi possibili clienti, dipendenti o datori di lavoro. E’ quindi deducibile quanto sia importante prendersi cura del proprio profilo, il quale permette di ottenere notevoli opportunità. A tal fine bisogna fare attenzione:

  • all’immagine del profilo, infatti è importante dare un’immagine professionale di sé fin da subito;
  • alla breve descrizione, che è possibile effettuare, della propria persona e dei propri obiettivi (o dell’azienda e della sua mission);
  • alla compilazione precisa dei campi relativi alla formazione e all’esperienza lavorativa.

Questi elementi rappresentano la base per poter iniziare a creare un profilo efficace. E’ importante perché Linkedin offre la possibilità di effettuare ricerche mirate attraverso l’utilizzo di filtri, con i quali si specificano determinate caratteristiche che deve possedere la figura cercata; può trattarsi del titolo di studio, del luogo di domicilio o di soft skills, quali leadership, problem-solving e così via. Inoltre, in base alle caratteristiche possedute, si ha la possibilità di essere segnalati dal software, per le offerte di lavoro aperte in linea con il proprio profilo, alle aziende o a tutti coloro che hanno inserito un’offerta di lavoro, attraverso l’utilizzo delle corrispondenze segnalate.

Queste fin qui elencate rappresentano le sostanziali differenze tra Linkedin e gli altri social network, riassumibili attraverso un’unica parola professionalità. Linkedin, infatti, non è il posto giusto per mostrare il proprio lato sarcastico o divertente, qui i post e le foto pubblicati o consigliati devono sempre essere direttamente riconducibili alla sfera lavorativa o essere rappresentativi delle esperienze intraprese o delle nuove competenze acquisite. E’ possibile, inoltre, condividere articoli che si ritengono particolarmente interessanti o condividere un articolo propriamente redatto, sfruttando Linkedin come se fosse un vero e proprio blog personale. Le potenzialità di Linkedin sono davvero innumerevoli ed i benefici che è possibile ricavarne sono altrettanti, ma è da ribadire che per ottenerli è necessario agire in maniera proattiva, la sola iscrizione e presenza sulla piattaforma non basta.

Vi lasciamo di seguito qualche suggerimento specifico per la gestione di un profilo aziendale:

  1. PERSONALITÀ: dal punto di vista grafico, bisogna essere facilmente riconoscibili, attraverso il logo e il banner. Occorre includere, inoltre, link rilevanti agli altri canali, come il sito, il blog e così via.
  2. REGOLARITÀ: posta in modo regolare contenuti di valore, parlando di ciò a cui stai lavorando. Inserisci aggiornamenti interessanti per il tuo target di consumatori e clienti. Importante è anche l’interazione con gli altri utenti: partecipare a discussioni e condividere la tua esperienza attirerà visite alla tua pagina aziendale.
  3. CONNESSIONI: invita i tuoi collaboratori a connettersi con la pagina aziendale. Avendo anche loro una rete di contatti, ciò permetterà di espandere la portata dei tuoi contenuti.
  4.  ADVERTISING: prova il servizio advertising a pagamento. Puoi creare annunci di testo per un pubblico selezionato (per località, settore, qualifica, etc.) e messaggi InMail, per raggiungere gli utenti direttamente in posta.
  5.  PAGINE VETRINA: puoi utilizzare estensioni delle pagine aziendali, cioè le “Pagine Vetrina”, per promuovere un servizio particolare, una divisione interna o una specifica iniziativa.
  6. PARTECIPAZIONE AI GRUPPI: per aumentare la visibilità è bene scegliere gruppi coerenti con la tua attività per entrare in contatto con altri professionisti del tuo settore, costruendo la tua reputazione.
Dalla teoria alla pratica: la nostra esperienza

Cosa significa essere consulente marketing in Jebs?

Questa è la domanda che ci si pone quando si osserva dall’esterno Jebs, ed effettivamente una risposta reale a questa domanda si riesce a dare solo una volta entrati. Se nella vita di un normale studente universitario c’è spazio, almeno per la maggior parte, solo per libri, teoria ed esami da superare, in Jebs c’è la vita vera fatta di scadenze da rispettare, riunioni a cui partecipare e progetti da portare avanti, senza che nessuno ti dica davvero come fare, ed è proprio qui che inizia il divertimento !  Nella maggior parte dei casi ci viene presentato un brand e i suoi relativi obiettivi da raggiungere, il nostro compito è quello di pensare ad una strategia digitale ottimale per poter raggiungere tali obiettivi. Detta così potrebbe sembrare facile ma in realtà bisogna pensare tanto, sfruttare al massimo la propria creatività, ed essere in grado di farla interfacciare con la realtà, che quasi sempre si concretizza in budget limitati e tempo a disposizione inesistente. Una volta stabilita la strategia da seguire, bisogna attuarla.  Iniziamo così a scrivere copy, creare loghi o grafiche, editare foto e pubblicare post, supportandoci sempre l’un l’altro. Ed è proprio in questo momento che lo spirito di Jebs è più tangibile.

Impariamo insieme, condividiamo tra noi le nostre conoscenze, e ci correggiamo a vicenda per migliorarci sempre di più.  Il marketing, come campo lavorativo, può essere una vera e propria scoperta, e se si ha un minimo di creatività è impossibile non appassionarsi a questo lavoro, che possiamo considerare quasi come un gioco, in cui ogni giorno ci sono nuovi livelli da superare, con gradi di difficoltà sempre più ampi, ma con la soddisfazione e il piacere di fare ciò che ci appassiona ed unisce.