Cosa sta succedendo a Mozilla Firefox?

Il browser web libero, multipiattaforma e open source nato ormai venti anni fa ha passato periodi migliori, negli ultimi tre anni ha perso circa 46 milioni di utenti e continuerà a perderli se non farà qualcosa.

Firefox è nato nel 2002 da Mozilla Foundation con l’obiettivo di offrire agli utenti un’alternativa a Internet Explorer di Microsoft, allora preinstallato sulla maggior parte dei computer in circolazione. Il progetto iniziale ha mantenuto nel tempo le sue importanti caratteristiche, ovvero quelle di essere un client web pulito, aperto, attento alla privacy ed alla sicurezza dell’utente.

Queste ultime proprietà sono proprio i punti forti di Mozilla Foundation, organizzazione no-profit che lotta per mantenere il web libero e sicuro, composta da volontari e sostenitori che si impegnano senza chiedere niente in cambio.

Per molto tempo Firefox è stato il software più noto e diffuso per navigare su internet, fino a raggiungere il suo picco nel 2009, quando arrivò a coprire il 32% dell’utenza globale.

Il suo declino è iniziato dopo l’arrivo sul mercato di Chrome, il browser di Google, che ha portato via a Firefox molti (anzi moltissimi) utenti.

A marzo 2022, considerando sia desktop che mobile, si piazzava al quarto posto con il 3,4% di market share globale (7,5% solo desktop), dopo Chrome (64%), Safari (18%) ed Edge (4%).

Se pensiamo che la maggior parte delle entrate di Mozilla derivano proprio dall’accordo milionario con Google per mantenerlo come motore di ricerca predefinito su Firefox (e l’accordo scade nel 2023) allora c’è bisogno che Mozilla faccia qualcosa per riconquistare gli utenti persi prima che sia troppo tardi.

Fonte dati: gs.statcounter.com

Quanto costa essere sostenibili?

Il tema della sostenibilità è all’ordine del giorno, ma oggi ci chiediamo: essere sostenibili, conviene?

La sostenibilità è un atto di responsabilità e un impegno di ciascuno di noi verso l’ambiente, e non solo, un tema che tutte le aziende devono, o comunque, dovrebbero affrontare.

Il prezzo per essere sostenibili, forse non tutti lo sanno però, è molto alto, e per questo motivo poche aziende lo sono.

Il tutto inizia col cambiamento culturale, il quale non ha un costo economico, bensì sociale, a cui seguono quelli di cambiamento, come ad esempio rinnovare le modalità di produzione, macchinari e attrezzature.

Il secondo investimento è indirizzato alla formazione del personale, per convertire non solo le loro azioni, ma anche le loro prospettive.

Appare chiaro, fin qui, che un’azienda, che ha preso in considerazione tale conversione, potrebbe incorrere in dubbi, incertezze e potenziali errori e ha bisogno quindi di un consulente che la guidi, tuttavia ciò rappresenta un ulteriore costo.

Abbiamo parlato di spese, ma quali sono i principali benefici delle aziende sostenibili?

Un’ azienda che intraprende una politica di sostenibilità, ha maggiori possibilità di trovare nuovi clienti, avere una migliore reputazione e un rapporto più solido e stabile con la propria comunità.

Un esempio di azienda internazionale che ha intrapreso una politica sostenibile e si è distinta, è la SunPower.

La SunPower è un’azienda produttrice di pannelli fotovoltaici che negli anni ha ricevuto molteplici premiazioni e certificazioni grazie al proprio impegno costante.

Ha ricevuto il certificato “ Cradle to Cradle” e, come riconoscimento per la sua dedizione, il consenso da Barack Obama, per costruire nella Contea di DeSoto in Florida, una città completamente sostenibile.

Oggi che i cittadini sono più che mai attenti al tema della sostenibilità e della responsabilità sociale, nessuna impresa dovrebbe trascurare la propria immagine e reputazione, anche se questo vuol dire avviare un piano di investimenti di lungo periodo considerevole.