Perché scegliere una Junior Enterprise.

Che tu sia un imprenditore o uno studente sapere perché scegliere una junior enterprise per il proprio futuro è importante. Non conosci il mondo delle Junior Enterprise?

Le Junior Enterprise sono delle associazioni universitarie strutturate come delle aziende, il cui scopo è quello di mettere in pratica le nozioni teoriche apprese all’università. Esse non hanno uno scopo di lucro e ciò rende ancora più oscuro il motivo per cui i laureandi scelgono di farne parte senza percepire compenso. La risposta è semplice: la loro remunerazione è la formazione ottenuta dallo svolgimento dei progetti.

Gli studenti che si approcciano al mondo delle JE, infatti, sono studenti che non hanno intenzione di fermarsi alle mere informazioni teoriche acquisite durante i corsi universitari: vogliono di più, vogliono mettere in pratica ciò che apprendono e imparare cose nuove, sviluppando skills traversali.

Ma andiamo con ordine: le Junior Enterprise fanno parte di un network mondiale, che consente lo scambio di competenze e punti di vista. In Italia le JE compongono il network di JeItaly, a sua volta parte di JE Europe. A livello mondiale invece, le JE fanno parte di JE Global.

All’interno delle singole JE esistono diverse aree operative, ad esempio l’area commerciale, l’area comunicazione, l’area legale, l’area risorse umane. Ogni associazione ha una struttura propria ed identitaria, non sono tutte uguali! In ogni area gli studenti hanno la possibilità di lavorare sia a progetti interni all’area, sia in maniera trasversale con le altre aree ed eventualmente con le altre JE.

Ancora non ti è chiaro perché gli studenti lo fanno?

In questo particolare tipo di associazione si sviluppano hard e soft skills, ossia abilità che fanno la differenza.

In una Junior Enterprise si impara a lavorare in gruppo, ad accettare il confronto e ad operare in un clima ottimale; da qui nascono nuovi leader che riescano a trarre il meglio dagli altri per giungere insieme verso il traguardo.

I pro sono tanti, ma ci sono anche dei contro: il primo che ci viene in mente è che le Junior Enterprise potrebbero non fare esattamente ciò che viene loro richiesto… In qualità di consulenti, lavorano insieme al cliente per trovare la soluzione migliore al problema presentatosi. Eh già, non sono meri esecutori. Da una Junior Enterprise non uscirà mai uno “Yes man”, ma una persona capace di chiedersi sempre il perché di ciò che sta facendo, se una certa soluzione è la migliore o se ce ne sono altre per arrivare al risultato richiesto.  

Sai perché questo?

Perché un Junior Entrepreneur è giovane, flessibile e innovativo!

L’innovazione è insita nel modo di approcciare al problema, volto a sviluppare una soluzione originale e creativa. Tutto ciò è possibile grazie all’eterogeneità delle risorse e al “mondo di mezzo” tra accademia e pratica in cui vivono gli Junior Entrepreneur. Anche il fatto che gli associati siano giovani ha un peso importante, perché non sono fossilizzati su pratiche già svolte. Essi si approcciano al problema con un bagaglio teorico ma con una pratica tutta da sviluppare. Il motto di ogni JE infatti è “Learn by doing”.

Tutte le aziende che si sono affidate alle JE per risolvere i propri problemi hanno sempre ottenuto un risultato soddisfacente, che andasse oltre quanto potessero immaginare. Ḕ naturale avere dei dubbi circa la capacità di risorse così giovani nel risolvere casi che per le imprese possono costituire veri e propri banchi di prova nello sviluppo del business.

La lungimiranza di un’impresa sta nel vedere in questi ragazzi il quid che le garantirà un vantaggio competitivo rispetto alla concorrenza: giovani attori, nuove soluzioni!

Il punto di vista di una Junior è differente!

Post-Covid: tornerà tutto come prima?

“Ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale, salvo le limitazioni che la legge stabilisce in via generale per motivi di sanità o di sicurezza”. La pandemia Covid-19 rientra perfettamente tra le ipotesi dell’articolo 16 della nostra Costituzione, il quale afferma che in caso di situazioni anomale la legge può limitare la nostra libertà di spostamento; benché ormai tutto ciò non appare più tanto anomalo. Difatti, è da circa 10 mesi che il virus è diventato parte integrante della nostra realtà, e unitamente con esso le varie le norme anticovid e i lockdown, limitando non solo lo spostamento, ma anche la libertà di espressione, perché appunto costretti ad indossare delle mascherine in luogo pubblico. Gli ultimi, in particolare, hanno modificato anche alcuni aspetti delle nostre vite, ad esempio è diventato di uso comune utilizzare la parola “smart working”, quando, prima di tutto ciò, magari solo l’1% della popolazione sapeva cosa fosse. Solo ora, con l’annuncio del vaccino da parte di Pfizer, il Covid-19 sembra in fase di uscita dal nostro mondo, e la domanda sorge spontanea: il virus porterà via con sé tutti i cambiamenti verificatisi a seguito del suo arrivo? Per molti la risposta è no: immaginando il mondo post-covid, viene naturale pensare che sarà diverso da quello che era prima. Il concetto di “normalità” cambierà il suo significato in molti aspetti umani.

•IL LAVORO: È durante il primo lockdown che lo “smart working” ha iniziato a spopolare: alcuni lavoratori si sono ritrovati costretti a svolgere il proprio lavoro da casa, poiché impossibilitati nel recarsi regolarmente in ufficio. Questo si è verificato soprattutto per i dipendenti della Pubblica amministrazione e, secondo una ricerca realizzata da FPA, il 94% di loro continuerà a lavorare da casa anche una volta terminata l’emergenza covid. Non sarà tuttavia solo la Pa a risentire di questo fenomeno; senza alcun dubbio, la maggior parte dei lavoratori si sarà reso conto di quanto lavorare da casa con le proprie tempistiche sia di gran lunga più comodo che recarsi in ufficio per molteplici ore, soprattutto se l’ufficio non è cosi agevolmente raggiungibile. In questo modo, per molti “andare a lavoro” si tradurrà da “tirare fuori la macchina dal garage” o “prendere l’autobus”, in “alzarsi dal letto e accendere il computer”. Vi sarà una notevole riduzione dei viaggi per spostamenti di lavoro, così come stima anche il noto fondatore della Microsoft Corporation, secondo cui i suddetti viaggi subiranno un calo di circa il 50%. Tutto ciò apporterà sicuramente numerosi vantaggi per l’ambiente: meno viaggi, meno auto in circolazione, che si traduce in miglioramento del traffico e della qualità dell’aria (e di conseguenza di tutto l’ambiente). A giovarne dunque, saranno non solo i diretti interessati, ma anche la popolazione più in generale; salvo però l’aspetto sociale, in quanto come sappiamo, sono molti i rapporti che si sviluppano proprio sul luogo di lavoro. Attenzione, ciò non implica che questi ultimi non si creino affatto, ma un ambiente lavorativo virtuale non è paragonabile a quello reale, “naturale”.

•LA SPESA: Lo stato di lockdown ha impedito di muoversi liberamente sul territorio per fare acquisti di ogni tipo. Non tutto si trova all’interno dei supermercati e minimarket locali; così molti hanno iniziato a ricorrere allo shopping online. La sua comodità è evidente. Basta visitare il sito da cui acquistare un prodotto (un ecommerce ad esempio) e con pochi click ordinarlo, dopodiché arriverà direttamente sull’uscio di casa. L’unico sforzo da compiere (oltre a quello monetario) è alzarsi dalla poltrona e portarlo in soggiorno o in qualsiasi altra stanza della casa. Non stupisce infatti che Amazon, colosso mondiale simbolo dello shopping online, abbia addirittura triplicato i suoi guadagni in un solo semestre e il suo fondatore Jeff Bezos sia diventato l’uomo più ricco al mondo (alcuni, come Forbes, stimano il suo patrimonio a 200 miliardi di dollari). Cosa accadrà alla fine della pandemia? La gente abbandonerà questo nuovo modo di acquistare e tornerà ad affollare i grandi centri commerciali? Molti ne dubitano. La parola chiave è appunto “comodità”, avere ciò che si desidera a portata di un click, in modo da non perder tempo negli spostamenti, alla ricerca di un qualcosa che frequentemente non troviamo. È certamente preferibile far ciò dal proprio smartphone, restando comodamente seduti sul divano.

• LA SCUOLA: Durante il lockdown neppure le attività scolastiche si sono fermate, adottando la cosiddetta didattica a distanza (Dad), la quale ha permesso alla maggior parte degli studenti di seguire le lezioni da casa. Si sono innegabilmente presentate molteplici problematiche a riguardo: non tutti erano in possesso di una connessione internet, altri ne avevano una scadente, tale da non permettere la connessione nemmeno alle piattaforme utilizzate dalle scuole ed altri ancora non disponevano di un computer. Fortunatamente, il governo, rispetto questa difficoltà, si è attivato per poter permettere a tutti gli studenti di poter seguire con la Dad (basti pensare al bonus PC e Internet di 500€) e oggi, effettivamente, la situazione è migliorata: secondo le analisi di mercato di SOSTariffe, in media, in tutta Italia, la velocità di download è passata da 36 a 44 Mbps, con il maggior incremento registrato dalla Campania (da 39 a 66 Mbps). Per quanto riguarda le università, alcune di loro con l’inizio del nuovo anno accademico a settembre, vista la condizione covid, hanno provato a “riaprire” in diverse modalità per permettere agli studenti di poter tornare a fare lezione in presenza: chi ha adottato un metodo “alternato”, ovvero suddividendo le classi e alternando la modalità classica e quella Dad (una settimana in aula e una settimana a casa, ad esempio); altri, come l’Unisannio, hanno provato una modalità mista, lasciando libera scelta agli studenti di seguire in aula o da casa, poiché il professore avrebbe comunque tenuto attiva la piattaforma in aula. Non stupirebbe che quest’ultima possa rimanere attiva anche post-Covid: molti studenti non possono permettersi una casa in affitto e devono fare un viaggio molto lungo in bus o in auto per poter raggiungere l’università; quindi per loro seguire da casa è relativamente la situazione migliore. Le classi del futuro saranno sicuramente diverse da quelle che abbiamo vissuto fino ad oggi. In conclusione, si sta assistendo ad una vera e propria rivoluzione dell’era digitale che sta avanzando già da anni; se prima la tecnologia si introduceva pian piano nelle nostre vite, con l’avvento del virus ha abbattuto le porte di casa e ci ha rivelato un qualcosa che precedentemente non era così prevedibile, ossia, la comodità. Tutto si racchiude in questo termine, nel non doversi più spostare per svolgere delle attività fondamentali, nel permetterci di recuperare una notevole quantità di tempo: ad esempio, alcuni universitari fanno un viaggio di 2 ore al mattino e 2 alla sera per recarsi in aula, per un totale di 4 ore in un giorno, il che significa 20 ore in una settimana, un giorno intero! In fin dei conti il Covid-19 ha unicamente accelerato un processo inevitabile: esistevano già le università telematiche e in molte nazioni europee lo smart working non è stata una novità. È incontestabile certo, il cambiamento permanente che il mondo ha subito, il virus ha lasciato una profonda cicatrice sul genere umano.