“Negozio fisico o negozio digitale?”

Oggi, acquistare online è una consuetudine per molti consumatori e rappresenta un’alternativa concreta ed efficace al classico shopping nel punto vendita fisico.

Gli utenti hanno ben chiaro che comprare online offre dei benefici che il negozio fisico non può dare ma permangono ancora numerose perplessità e vi è una preferenza marcata per il punto vendita fisico.

Il negozio fisico viene apprezzato per l’immediatezza della fruizione del bene, per la possibilità di vedere, toccare e provare il prodotto, per la consulenza fornita dal personale di vendita con il quale si possono stabilire relazioni e per l’assenza di costi di spedizione.

Il canale online viene invece utilizzato da chi non ha necessità di stabilire contatti umani e viene poi attribuita una più ampia offerta, la disponibilità di informazioni e la possibilità di risparmiare tempo.

Ma se il negozio fisico sembra resistere e il digital sembra avanzare sempre più, dove si andrà a finire?

La risposta si trova nell’integrazione di queste due realtà, l’una che va a supporto dell’altra e l’e-commerce è attualmente il tramite maggiore tra la realtà fisica e digitale avendo come frontiera proprio i negozi fisici.

La motivazione che sta spingendo la nuova logica di business è abbattere le spese relative ai resi, in questo modo infatti i clienti possono valutare e provare un capo prima di acquistarlo, assistiti da commessi come in un normale negozio. Usciranno sicuri della taglia e di come calza il capo che vogliono acquistare, cosicché l’acquisto online sia deciso e senza ripensamenti.
Vantaggi anche per il negoziante che risparmia sulle spese dell’affitto nel negozio: questi store implicano l’assenza del magazzino e permettono quindi di gestire superfici più ridotte.

Stiamo assistendo a sostituzioni parziali di elementi caratterizzanti del negozio fisico con fattori digital. Le due realtà diventano dunque complementari, i clienti sono soddisfatti e la user experience è semplificata, velocizzata.

Inoltre le aziende che vogliono svolgere con successo attività di e-commerce devono tenere conto di alcuni aspetti, sia nella realizzazione di un sito funzionale e perfettamente a misura di utente, sia nella pianificazione di attività specifiche di marketing che servono a sostenere le vendite e la fidelizzazione della clientela. La sola creazione di un sito, per quanto ottimale possa essere dal punto di vista tecnologico, non basta a ottenere ricavi importanti dal commercio elettronico. Servono una quantità di attività strategiche di relazione con i clienti in modo da portarli a conoscenza del sito e dei prodotti offerti e indurli ad acquistare grazie ad azioni commerciali efficaci.

Tra le azioni più valide ci sono quelle basate sul Social Media Marketing, che possono portare un’azienda a stabilire un rapporto forte, diretto e duraturo con i suoi clienti attuali e potenziali. Per acquisire le competenze che permettono di sfruttare al meglio i social media e fare crescere il business dell’impresa è molto proficuo formare alcune persone dell’azienda tramite dei corsi di valore.

Nuove sfide

La situazione di urgenza che stiamo vivendo ha visto costretti lavoratori e professionisti medio-piccoli a fermare del tutto le proprie attività o quasi. Quelli che utilizzavano come unico canale il negozio fisico hanno dovuto rivedere le loro priorità e a munirsi in tempi brevi di un e-commerce per poter far fronte a una condizione che non ha precedenti.
Dalla semplice strategia brick and mortar alle imprese pure click, questo improvviso cambio di rotta sembra ben visto dai consumatori: il canale online è in netta accelerazione nei settori del largo consumo, anche se non è per tutti i settori così: per essere più precisi si è registrato un calo di volumi di vendita rispetto a un anno fa tra il 15% e il 30% nel settore dell’abbigliamento.
«Non c’è dubbio che l’e-commerce in generale in questo momento stia crescendo a doppia cifra, ma il comparto moda va in controtendenza», conferma a fashionmagazine.it Ilaria Tiezzi, ceo di Brandon Group.
Come si può ben immaginare il settore dell’abbigliamento ha più difficoltà di altri in questo periodo particolare, ciò si percepisce anche dalle continue promozioni e dall’aggressiva campagna di pubblicitaria che stanno perseguendo ultimamente i big player del settore (vedi Bershka, Asos, H&M, etc).
Tuttavia, le imprese possono ricorrere a questi stratagemmi solo per un periodo limitato di tempo, pena il rischio di vedere diminuiti i propri ricavi. Dovrebbero, piuttosto puntare ad aumentare asset che producano valore per l’impresa nel lungo periodo: innovarsi, creare un valore superiore per il consumatore, potenziare il customer journey.
C’è infatti da chiedersi se quando terminerà il lockdown i clienti ecommerce rimarranno tali, o torneranno ad acquistare nei soliti negozi. Questo dipenderà probabilmente dalla qualità del servizio offerto.
La parola chiave in questo momento è omincanalità, che si basa sull’integrazione dei tochpoint con cui il cliente viene in contatto, solo in questo modo si è in grado di fornire all’utente un ecosistema avvolgente e coerente, capace di soddisfare le sue aspettative di oggi ma anche di saper rispondere con rapidità ed efficienza alle sue aspettative di domani.